Caldo e umido. Che in certi specifici momenti, peraltro brevissimi, è un vantaggio.
Ma non qui. Estate, campetto da calcio immerso nel cemento della periferia torinese, sembra il fottuto Vietnam.
108 KG.
Pesarsi non è stato facile.
Cioè pesarsi è stato un attimo. Ho solo impiegato un po’ di tempo per ritrovare la bilancia. Si era nascosta dietro il bidet.
Non sono mai stato un grande calciatore. Però almeno correvo. Cazzo se correvo. Ero quello che si definiva un portatore d’acqua. Adesso è un miracolo se cammino.
#IlGattusoDiMirafioriSud
Nessuna scuola calcio o altro, ho iniziato come si faceva una volta ai bei tempi: in cortile tra amici.
#SignoraMia
#HoFattoLaGuerra
In realtà tra di loro sono amici. A me odiano perché sono invidiosi. Ma questa è un’altra storia.
Sono 30 anni che gioco a calcetto con le stesse persone. Un giro di dentisti in cui mi ha introdotto il mio più vecchio amico.
Da giovane avrei preferito un gruppo di ginecologi, più per uno scambio di opinioni professionali che altro, ultimamente un gruppo di proctologi sarebbe più utile, giusto per un consulto.
Ma dentisti dovevano essere e dentisti sono stati.
30 anni o forse qualcosa di più, le prime volte pagavamo in sesterzi.
Siamo invecchiati insieme come certi anziani coniugi e come loro abbiamo imparato a continuare a volerci bene, nonostante la forma non sia più quella degli anni migliori.
-“Nooo, cazzo, siamo di nuovo in squadra con il ciccione, ma è il terzo giovedì che giochiamo in quattro !!”
-“Vecchio dimmerda!”
-“Ti devi muovere, Ciccione maledetto !!!”
Appunto.
Alla fine, la soddisfazione di cacciare comunque 3-4 gol a partita vale tutto.
Mi piacerebbe dire che la classe non invecchia, che non ha bisogno della forma fisica, ma in realtà ho sempre giocato dimmerda. Il peggiore di una generazione di fenomeni da cortile, un ippopotamo con una gamba di legno e un ferro da stiro al posto del piede.
Una delle ragioni per cui voglio bene al mio amico Luca è che è l’unico che conosco che gioca peggio di me.
Il mio è solo e unicamente culo.
Comunque, caldo liquido che solo a luglio in periferia, 1 minuto dalla fine e siamo in parità. È il momento di entrare in azione, più che altro perché dopo aver passato tutta la partita a centrocampo, con le mani in tasca, un cambiamento ci sta.
Gli avversari attaccano. Il nostro centrale respinge d’ignoranza e la palla schizza oltre il centrocampo verso l’area avversaria, ci siamo solo io a centrocampo e il loro portiere. Non c’è bisogno di riflettere.
Parto.
Tolgo addirittura le mani dalle tasche.
Già dopo pochi metri sono oltre la morte, ma non posso certo arrendermi. Mica gioco nella nazionale francese! Oltretutto un tifo sfrenato mi sostiene. Ok, sono i parenti morti, ma è comunque un aiuto.
-“DAI che ce la puoi fare!!” urla un trisavolo.
A raggiungerci.
Dopo 10 metri ho l’inerzia di un treno merci.
Arrivo a 5 metri dall’area avversaria a velocità curvatura e con l’inerzia di un rinoceronte che non caga da un mese.
Io la palla e il portiere avversario. Se misurassimo ci sarebbe la stessa distanza tra di noi, identica al millimetro.
Il portiere ha lo sguardo di Willy il Coyote di fronte al treno che deve sfrittellarlo. Ma ancora meno di me può arrendersi o verrebbe coglionato a vita. “Ti ricordi di quando ti sei fatto fregare dal ciccione in contropiede?”. “Ehi, già che vai al bancone mi prendi una birra? No, aspetta! Chiedo al ciccione, se no arriva calda”.
Per un assurdo miracolo arrivo sulla palla per primo di pochi centimetri. O forse dato il peso ho inclinato l’asse terrestre e l’ho fatta rotolare verso di me.
Ovviamente tento la giocata di classe, tirando una puntonata terrificante.
Manco la palla, ca va sans dire. Cioè non del tutto la sfioro leggerissimamente con l’ultimo microscopico pezzettino di tallone.
#AchilleSuka
Il portiere, intanto, visto lo sguardo omicida ha fatto uno zompo da leprotto per girarsi di schiena. In questi casi è il male minore. La palla la recuperi il giorno successivo, dopo colazione, ma almeno hai qualche speranza di riprodurti.
La palla, appena sfiorata, inizia a rotolare lentissima sotto i suoi piedi. Lui, in volo a mezz’aria, rema freneticamente con le mani cercando di scendere più velocemente. Sembra un uccello ritardato che non capisce come fare a volare.
Ma non fa in tempo, la palla gli passa sotto, lenta come una lumaca, e caracolla in gol.
E’ questione di un attimo, d’altronde è sempre così quando ti giri. Ma forse è meglio se la chiudiamo qui.
-“E sono ancora Il Cobra !!!!”
-“Bastardo !! Vecchio dimmerda!!!! Ciccione !!!”
L’invidia più dolce del miele: la vostra.
E da quel giorno nasce l’ultima vera leggenda dei nostri tempi: Il Kobra
#StaySignoreStayUmile
#Umilté
#RestandoUmili
#IlKobraViPurgaDa30Anni